Intervista ad Angelo Ghiretti, Direttore del Museo delle Statue Stele di Pontremoli

8 Gennaio 2020

Intervista di Marco Angella

Lei dal 2010 dirige il Museo della Statue Stele di Pontremoli, inaugurato nel 1975 al Castello del Piagnaro. Come è cambiato il Museo con il nuovo allestimento del 2015?

Sebbene alcuni accorgimenti dell’allestimento fossero stati compresi e messi in opera già nel 1975 da Augusto Ambrosi (luce radente sulle stele, apparati di divulgazione tenuti lontano dai monumenti per farne percepire intatta la carica emotiva) l’edizione 2015 rappresenta, più che un riallestimento, un vero e proprio nuovo museo, nel quale ben due piani sono stati occupati (prima le stele originali occupavano solo due stanze), mentre un nuovo modo di esporre le stele è stato messo a battesimo dal geniale architetto Guido Canali: tutti ricorderanno la bellissima sala Groppoli con le stele allineate e quasi sospese nell’aria, ieratiche nel loro modo di porsi. Perciò giudico questo non solo un allestimento particolarmente riuscito ma anche estremamente fedele perché riesce a trasmettere immediatamente la sacralità delle stele, che è poi una componente del loro originale significato di 5000 anni fa. In Europa sono decine le esposizioni di monumenti megalitici ma nessuna presenta le caratteristiche della nostra, che per tale motivo sta riscuotendo un grande successo di pubblico e l’ammirazione incondizionata degli specialisti del settore.

Alla luce delle indagini effettuate finora cosa si può dire sul significato delle statue stele? Pensa che sia possibile arrivare a scoprirne altre facendo scavi programmati senza aspettare ritrovamenti casuali?

Purtroppo le indagini scientifiche condotte finora sulle stele lunigianesi si contano letteralmente sulle dita di una mano: Minucciano nel 1972; Monti di Licciana nel 1984. con scarsi risultati; Groppoli tra 2000 e 2005, monumenti eccezionali ma nessuna analisi finora pervenuta; Pontevecchio nel 2019 ma con analisi scientifiche ancora non disponibili. Tra tutte queste località solo l’ultima potrà forse raccontarci qualcosa di nuovo sul loro significato, quando le analisi di laboratorio saranno compiute.

Nell’attesa rammentiamo quella che si ritiene l’ipotesi finora più accreditata. Le stele più antiche (gruppi A-B dell’età del Rame, circa tra 4 e 5000 anni fa) erano la componente fondamentale di aree cerimoniali, frequentate dalle comunità di pastori/agricoltori che vivevano in Lunigiana tra 4000 e 5000 anni fa. Davanti alle immagini di antenati trasposte in pietra, forse la mitica comunità dei fondatori (maschi armati, donne, bambini) si ritiene che le comunità dei residenti andassero ad implorare i bisogni di sempre. Ma anche un’altra possibilità: che davanti alle stele in quanto antenati fosse celebrata una fase di un rituale funerario complesso, condotto in più luoghi, l’ultimo dei quali doveva essere la deposizione delle ossa dei defunti entro grotticelle naturali usate a questo scopo (es. Tana della Volpe presso Equi Terme).

Per quel che riguarda la possibilità di rinvenire stele tramite ricerche programmate – non da ritrovamenti casuali, come sempre accaduto – credo fermamente che tali prospettive dipendano dalla qualità del progetto nonché dall’esperienza degli operatori coinvolti. Questa è la strada che il settore ricerca del museo delle stele deve percorrere, partendo da indagini promosse sul luogo dei rinvenimenti.

Ci può raccontare le più importanti scoperte avvenute in località Sella del Valoria, tra Berceto e Pontremoli, a circa due chilometri dal passo della

Cisa?

Durante una ricognizione condotta con l’amico Gianluigi Canale, in corrispon denza di un antico valico naturale sul crinale della Cisa (Sella del Valoria, m 1224 slm), ho ritrovato in superficie la tessera in vetro blu di un mosaico d’età romana. Richiesta un’autorizzazione al Ministero e trovate fortunosamente le risorse a Fondazione Cariparma ho promosso tre campagne di scavi archeologici in regime di concessione ministeriale. É stato cosi scoperto un antico valico romano sconosciuto in precedenza, in corrispondenza del quale abbiamo individuato un’area sacra di valico con offerta di monete proitu et reditu, ovvero donate dai passanti per ringraziare il dio di essere giunti incolumi al passo e per impetrarne la protezione anche al ritorno del viaggio. Oltre ai reperti di carattere votivo solo le monete romane sono 316 di cui 251 entro la propria fossetta votiva – sono stati rinvenuti materiali che documentano importanti transiti commerciali. Alla tessera di mosaico raccolta all’atto della scoperta se n sono aggiunte altre 18, testimonianza di un carico transitato forse nel IV secolo d.C., rovesciatosi proprio sulla sella di valico. La testimonianza però più significativa è l’Ercole in assalto del Valoria, un piccolo bronzo del III secolo a.C. (ma offerto agli inizi del successivo, a romanizzazione appena avvenuta), immagine del dio che proteggeva pastori e mercanti dall’assalto dei banditi. Non sappiamo quale fosse la divinità tutelare del valico, forse Giove Pennino, ma certamente anche Ercole doveva essere tra quelle invocate appena giunti al massimo crinale.

Ci può illustrare i risultati degli scavi di Pontevecchio (Fivizzano), dove nel 1905 vennero alla luce ben nove statue stele durante i lavori di rinnova-mento di un castagneto?

Il sito di Pontevecchio a tutt’oggi rimane il più significativo finora scoperto sulle statue stele lunigianesi, caso unico in cui questi enigmatici monumenti furono rinvenuti ancora in sito, nel luogo in cui erano stati collocati cinquemila anni prima. Nel 1909 le stele raggiunsero il Museo Civico della Spezia, che le aveva acquisite dal proprietario, mentre lo strato che le conteneva, in apparenza privo di reperti importanti, venne allora trascurato e subito ricoperto. Il punto esatto del ritrovamento non fu nemmeno rilevato topograficamente, onde per cui tutta la zona nel 2018 stava per essere interessata da imponenti lavori di sbancamento per far posto ad una grande strada di servizio, utile alla captazione delle copiose sorgenti del torrente Bardinello da parte del concessionario toscano delle acque. Occorreva però prima identificare l’area archeologica e tutelarla. Cosi il Museo delle Stele di Pontremoli e la Soprintendenza Lucca-Massa si sono congiuntamente attivati per ritrovare il sito e verificarne l’interesse scientifico. La zona è stata alfine riscoperta e con notevoli sorprese: un campo di cacciatori risalente a 12mila anni fa, del Paleolitico Epigravettiano finale, è affiorato solo a venti metri di distanza dall’allineamento originario delle stele, fortunosamente riscoperto. Mentre Gaia spostava altrove le proprie necessità di approvvigionamento idrico venivano condotte due campagne di scavi che ponevano in luce quasi tutta l’area cerimoniale delle stele di Pontevecchio. Sorprendenti le coincidenze con quanto descritto, al momento della scoperta, dall’intellettuale Antonio Mercanti di Tenerano (lettera a Ubaldo Mazzini del 30 Marzo 1909), figura di congiunzione tra i proprietari del terreno e il Direttore del Museo della Spezia. Mercanti riporta come le nove stele, una a fianco dell’altra e allineate da Levante a Ponente, giacessero collocate entro uno Strato di terra nerissima e come il burro, di 20 cm di spessore e d’oltre 20 metri quadrati di estensione, che oggi sappiamo formatosi a seguito dei rituali cerimoniali protrattisi per oltre un millennio (3000-2000 a.C.); l’analisi di questi campioni finalmente porterà un po’ di luce su quest’aspetto cosi intrigante e finora poco o nulla conosciuto.

Facendo tesoro dei suoi studi, cosa racconterebbe ad un bambino per incuriosirlo ed introdurlo all’archeologia?

Certo non tutti i bambini si sentono incuriositi o talora attratti dalle testimonianze del passato. Occorre portarli nei musei, meglio se di ultima generazione espositiva, e davanti ai reperti essere in grado di esporre un racconto avvincente, magari coadiuvati da strumenti video multimediali. La mia generazione si è innamorata dell’Archeologia quando, da ragazzini, a scuola veniva proposta la lettura di Civiltà Sepolte di Ceram, le grandi scoperte archeologiche presentate in forma di racconto coinvolgente. Oggi si legge molto meno ma si usano strumenti nuovi di divulgazione, talora molto efficaci. Dovremmo dunque imparare a sceglierne bene i contenuti e servirci di quelli. Per quei pochi studenti che vorranno trasformare in professione la loro passione adolescenziale debbo ricordare che, nel nostro paese, nonostante la grande varietà ed abbondanza di Beni Culturali, purtroppo ancora “non esiste” formalmente il mestiere dell’archeologo (manca un ordine professionale). Chi vorrà fare l’archeologo dovrà pertanto essere dotato di un’abnegazione assoluta nel perseguire le proprie aspirazioni e possedere anche un talento non comune se vorrà raggiungere l’agognata meta. Se così sarà grandi soddisfazioni arriveranno puntuali.