Addio a Germano Cavalli, lo storico con il “fiuto” per le Stele

25 Maggio 2021

«Se ne va uno dei padri delle Statue Stele», con queste parole, rotte dalla commozione, il direttore del museo delle Statue Stele, Angelo Ghiretti ricorda l’amico e studioso Germano Cavalli. La notizia della scomparsa di Cavalli, del resto, ha scosso tutta la Lunigiana, terra di cui, Germano è sempre stato uno dei principali cantori, sia sul piano culturale che storico paesaggistico. Ma non c’è dubbio, come sottolineato da Ghiretti, che soprattutto il legame tra Cavalli e il “popolo di pietra” delle Statue Stele sia stato straordinario ed insolubile.

Germano Cavalli – evidenzia Ghiretti – è stato uno dei padri delle Stele, perché, se oggi le consideriamo un punto fermo della storia del territorio lunigianese, lo si deve soprattutto all’impegno di chi, come Cavalli, le ha valorizzate in un periodo storico in cui questi reperti erano conosciuti solo dagli archeologici e dagli addetti ai lavori». È stato un lavoro che ha visto coinvolti Augusto Cesare Ambrosi, che ebbe l’idea di riunire in unico luogo della Lunigiana i reperti (“oggi lo consideriamo scontato, ma allora non era davvero così” sottolinea Ghiretti), a cui si è andato ad unire l’impegno di comunicazione e di divulgazione dell’importanza storica culturale del patrimonio delle Stele nel territorio: responsabilità che ha visto tra i protagonisti indiscussi Germano Cavalli. Ma non solo, Cavalli sembrava avere un “fiuto” speciale per le Stele: dallo storico ritrovamento delle Stele “Treschietto” avvenuta il 7 luglio 1969, emersa durante i lavori per la sistemazione del cimitero eseguiti dal comune di Bagnone nella piccola frazione, e riconosciuta proprio da Cavalli, è stato poi protagonista negli anni ’70 ed ‘80 di altri 11 rinvenimenti e riconoscimenti dei menhir tipici del territorio.

Cavalli è stato anche studioso di storia della Lunigiana, con particolare riguardo al settore storico-etnografico. Ha fondato, nel 1969, l’associazione Manfredo Giuliani per le ricerche storiche ed etnografiche della Lunigiana, di cui è stato presidente fino alla sua scomparsa. Appassionato cultore ed esperto di oggetti etnografici, ha iniziato la raccolta di tutti i materiali reperibili per la documentazione della vita quotidiana di questo territorio: tutti i reperti raccolti, insieme ai soci dell’associazione, sono stati donati al Comune di Villafranca per la costituzione del Museo Etnografico della Lunigiana, di cui è stato il direttore onorario. Ha inoltre fondato la rivista annuale di studi e ricerche miscellanee “Studi Lunigianesi”, ed è stato insignito del premio «Lunigiana storica», ha contribuito alla stesura del volume “Componimenti di letteratura lunigianese”. È stato membro dell’Accademia Lunigianese di Scienze “Giovanni Capellini” della Spezia, socio ordinario della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, socio corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le antiche Province Modenesi, Vicepresidente del Premio Lunigiana Storica. È stato autore del volume “Villafranca, storia di un marchesato di Lunigiana”, e di numerosissimi saggi ed articoli pubblicati nelle principali riviste lunigianesi.

Sono tantissimi i messaggi di cordoglio a partire dall’associazione culturale “Alberico Benedicenti”: «Siamo affranti ed attoniti di fronte alla notizia che dà il senso del dolore e dello smarrimento che si prova davanti alla perdita di un fratello, di un amico, di un Maestro. Germano è stato il pioniere per tutti noi che abbiamo intrapreso con coraggio e passione la strada dell’associazionismo culturale. Lui con coraggio e passione non ha avuto paura di avvicinarsi con rispetto e timore reverenziale ai grandi “vecchi” come Manfredo Giuliani, i Devoto, i Firpo, i Pistarino, i Conti, il marchese Dosi Delfini e tanti altri e ha assorbito un nettare prezioso che ha distillato ad altri».

Anche la Società Lunigianese degli Studi Danteschi «piange la scomparsa di un grande Maestro. Se oggi le Statue-stele sono nell’immaginario collettivo e se la Lunigiana è conosciuta ovunque in Italia, è soprattutto merito della associazione Manfredo Giuliani e dell’opera incomparabile compiuta dal suo fondatore e presidente».

 

Articolo di Riccardo Sordi – Il Tirreno